dal Quotidiano di Puglia, 8 aprile 2026
FRANCAVILLA FONTANA

Un esempio di bontà e di saggezza fraterna dal grande spessore umano. I docenti francavillesi Giorgio Rosso e Mimmo Tardio ricordano così l’oblato redentorista Pierino Di Cesaria, per tutti Pierino “ti li Patri”, storico sagrestano e “custode” della chiesa-convento di Sant’Alfonso de Liguori dei Padri Redentoristi, scomparso all’età di 73 anni il giorno di Pasqua. I funerali si sono celebrati nella stessa chiesa il pomeriggio di Pasquetta.
“Credo — afferma il docente di Lettere Giorgio Rosso — che non ci sia francavillese, almeno tra quelli della mia generazione in su, che non conoscesse Pierino ‘ti li Patri’. Tutti lo chiamavamo così perché era il custode buono, la silenziosa sentinella della Chiesa dei padri Liguorini.“
Era un servitore umile, legato indissolubilmente alla sua parrocchia fino all’ultimo dei suoi giorni. La sua vita si svolgeva tutta lì, all’ombra della “Chiesa d’Oro”. “A volte lo potevi incontrare a spasso per la città con le riviste di cultura cattolica sotto il braccio, cultore affezionatissimo della devozione per San Gerardo o Massimiliano Kolbe”, continua Rosso.
In tanti in città lo ricordano per il suo animo tenero e sensibile, “buono come il pane”. Il Cielo, Pierino, se l’è guadagnato ogni giorno dispensando a ognuno una briciola di quella semplicità che era il suo tratto distintivo. “Ha attraversato i nostri anni e, senza nulla chiedere, ci ha dato tanto, lasciandoci un’eredità importante: dimostrare che essere buoni al mondo è ancora possibile”, conclude il docente.
Al suo funerale, oltre a una presenza significativa della chiesa locale, dei Padri Redentoristi e dei parenti, c’era la gente semplice, quella di tutti i giorni, con cui Pierino amava chiacchierare.
“La gente lo ha salutato con una preghiera sentita e con il caloroso applauso riservato a un vero testimone”, spiega Mimmo Tardio, docente di religione in pensione. “Possedeva una saggezza essenziale, un sorriso sempre gioviale e un’attenzione fraterna verso tutti. Per il suo spessore umano esemplare, avrebbe meritato che la Città lo riconoscesse come figura autorevole nella sua semplicità e docilità. Meriterebbe, alla memoria, una Civica Benemerenza.”
G. Can.