(P) Armogida Giuseppe
Nato il 18/07/1935
Professione il 29/09/1952
Ordinazione il 01/03/1959
Morto il 04/09/2025

Missionario redentorista, sacerdote secondo il cuore del Redentore
Nella luce della fede e nella speranza della risurrezione, la vita di P. Giuseppe Armogida, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, si presenta come un lungo e silenzioso cammino di donazione, vissuto alla sequela del Cristo Redentore secondo lo spirito di Alfonso Maria de’ Liguori.
Egli nacque il 18 luglio 1935 a Sant’Andrea Apostolo sullo Jonio (CZ), e sin dalla giovinezza maturò la chiamata a consacrarsi interamente al Signore nella vita religiosa redentorista. Entrato nel noviziato, emise la professione religiosa il 29 settembre 1952 a Ciorani, consacrandosi definitivamente con la professione perpetua il 29 settembre 1956. Il suo cammino giunse alla pienezza sacramentale con l’ordinazione sacerdotale il 1° marzo 1959 a Pagani .
Fin dagli inizi del suo ministero, P. Armogida manifestò una particolare attitudine allo studio e alla formazione: dopo aver frequentato istituti teologici a Napoli, conseguì la licenza in teologia, dedicandosi anche all’insegnamento. Gli anni trascorsi a Marianella e poi al Colle Sant’Alfonso lo videro impegnato come docente di teologia dogmatica e scienze naturali, ma soprattutto come educatore e formatore di giovani religiosi, vivendo con semplicità e dedizione il servizio comunitario .
Una tappa significativa del suo apostolato fu la comunità di Francavilla Fontana (BR), dove dal 1972 al 1981 svolse il servizio di superiore, cappellano del carcere e insegnante di religione. In quegli anni si distinse anche come animatore e assistente del movimento scout, accompagnando i giovani con quello stile educativo tipicamente redentorista, fatto di presenza, condivisione e testimonianza concreta . Qui la sua missione si fece prossimità evangelica, soprattutto verso i più fragili, in piena fedeltà al carisma della Congregazione.

Successivamente, il suo ministero si radicò profondamente nella città di Avellino, dove per lunghi anni fu collaboratore parrocchiale, insegnante e poi superiore della comunità. In particolare nella parrocchia di Sant’Alfonso de’ Liguori nel quartiere San Tommaso, divenne una presenza familiare e paterna, capace di costruire relazioni autentiche e durature. La comunità lo ricorda come una guida spirituale discreta ma incisiva, sempre disponibile all’ascolto e all’accompagnamento delle persone .

Il suo amore per i giovani trovò espressione concreta nell’impegno con gli scout, sia a Francavilla Fontana sia ad Avellino, dove per decenni fu assistente spirituale. Con loro condivise non solo attività educative, ma anche esperienze di vita che lasciavano trasparire la gioia del Vangelo vissuto: cammini, incontri, momenti di fraternità, sempre illuminati da una fede semplice e contagiosa .
La sua vita religiosa fu segnata anche dal servizio di governo: fu superiore in diverse comunità, tra cui Corato, Francavilla Fontana, Colle Sant’Alfonso e Avellino, esercitando l’autorità con spirito evangelico, nella carità e nella responsabilità, secondo l’insegnamento alfonsiano. Non cercò mai visibilità, ma visse il suo ministero nella quotidianità, fedele alle piccole cose, là dove il Redentore lo chiamava.
Negli ultimi anni, ormai segnato dall’età ma sempre sereno nello spirito, fu assegnato alla comunità di Pagani, luogo tanto caro alla tradizione redentorista, dove riposano le spoglie del Fondatore. Qui, nella fraternità dei confratelli, concluse il suo pellegrinaggio terreno.

Il 4 settembre 2025, poco dopo mezzogiorno, P. Giuseppe Armogida “salì alla casa del Padre”, all’età di 90 anni, nella comunità di Pagani . La sua morte ha suscitato un profondo cordoglio tra confratelli e fedeli, specialmente nella comunità di Avellino che lo aveva accolto come padre e guida .
La sua vita rimane una testimonianza limpida di fedeltà: sacerdote umile, missionario instancabile, educatore paziente, fratello tra i fratelli. In lui si riflette il volto del redentorista che, senza clamore, annuncia il Vangelo con la vita, rendendo visibile la misericordia del Signore tra la gente semplice.
Così, nel ricordo grato della Chiesa e della Congregazione, possiamo riconoscere in lui un servo buono e fedele, che ha speso la sua esistenza per il Regno, lasciando un’eredità spirituale che continua a parlare nel cuore di quanti lo hanno incontrato.
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