Redentoristi Mondo Madagascar 2014

Redentoristi in Madagascar.
2014 – Il Dono più prezioso.

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SGeraCammino


Redentoristi in Madagascar
2014- Il dono più prezioso
Dispensare riso e altri generi di prima necessità non sazia mai completamente, perché in Terra d’Africa la fame più profonda è quella di amore, di verità, di Gesù. – di Lorenzo Gasparro C.Ss.R.

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Quando torniamo in Italia, noi missionari siamo sempre avvolti da un abbraccio mosso da simpatia e affetto. La gente ci accoglie con calore e ammirazione perché lavoriamo tra i poveri e per i poveri. Gli stessi non credenti si dicono ammirati dalla Chiesa missionaria che sta in trincea, accanto agli ultimi, col grembiule più che con i paramenti liturgici delle sontuose liturgie occidentali.

Queste manifestazioni di affetto fanno senz’altro piacere a chi ritorna dalla Terra d’Africa. La stima della gente è un grande incoraggiamento a perseverare in questa missione, che riserva tante gioie ma anche altrettante difficoltà. Chi ci ha vissuto lo sa, altrimenti si fa fatica ad immaginarlo.

La missione è un amplificatore di esperienze sia nel bene che nel male. C’è la gioia immensa di assistere al miracolo della fede, al primo scoccare della scintilla dello Spirito in zone vergini, quella gioia che accompagna la prima proclamazione del Vangelo già cantata da Isaia: «Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace, che reca una buona notizia, che annuncia la salvezza» (Is 52,7).

C’è ancora tutto l’entusiasmo di una Chiesa giovanissima ed entusiasta, di gente che, in massa, chiede di ricevere i sacramenti, di celebrazioni che sono feste interminabili di 3-5 ore. E tutto questo è indimenticabile per chi lo ha vissuto anche per una sola volta.

Tuttavia, accanto alla gioia della Pasqua c’è sempre un calvario e una croce. Quella di vivere in un mondo che non è il tuo, in una cultura nella quale resti comunque uno straniero. C’è tutta un’esperienza di morte quotidiana, di rinuncia di sé, di solitudine profonda – pur in mezzo alle folle – di cui spesso non si parla, ma che per il missionario è pane quotidiano e alla quale in fondo non si abitua mai.

Nessuna meraviglia è la strada di ogni annuncio perché è stata la strada stessa di Gesù. La sua incarnazione-spoliazione («da ricco si fece povero», «pur essendo per natura Dio, spogliò se stesso»; cf Fil 2) è un’icona particolarmente eloquente per chi vive in missione. Croce ma anche dono, perché dietro ogni morte c’è sempre una risurrezione e un dono di vita nuova.

La gente apprezza molto questa Chiesa del grembiule, questo sacerdozio come ministero della carità. Quest’immagine risale d’altronde a Gesù stesso. Fu Lui, durante la fatidica ultima cena, a cingersi di un grembiule per lavare i piedi dei suo fratelli: «Se io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» (Gv 13,14). Questa Chiesa del grembiule è autenticamente evangelica, si radica sulle parole e sull’esempio del suo Fondatore.

Tuttavia, gli stessi vangeli sottolineano come, di fronte alle folle stanche e affamate, la prima cosa che Gesù fa è annunciare il vangelo, cioè parlar loro dell’amore del Padre (Mc 6,34). Poi, moltiplicherà anche il pane e tutti saranno sazi. Ma questo solo dopo averli sfamati della Parola di verità, dell’annuncio che il Padre ci ama, ci perdona, ci attende, ci vuole felici.

Questa etichetta di chiesa della carità ci fa senz’altro piacere, non possiamo negarlo. Era anche il mio sogno appena sbarcato qui: dare, aiutare, distribuire… e questi verbi sempre coniugati con carità, riso, scuola, medicine.

Certamente c’era anche Gesù e il vangelo, ma sempre indirettamente e attraverso questi beni di prima necessità. Poi, col tempo, subentra una coscienza nuova, che ti meraviglia e ti sconvolge. Scopri che questi beni non potranno mai saziare completamente, e che la fame più profonda – anche dei più affamati – non è quella di riso ma quella di amore, di verità, di Gesù.

Può sembrare una svolta mistica, o una pia auto-giustificazione, più semplicemente è l’incontro con la verità che la vita ti mette davanti: il bisogno più profondo dell’uomo, del più povero come del più ricco, è Gesù.

L’aiuto materiale e la compassione umana non possono eguagliare la grandezza di questo dono immenso rappresentato da Gesù e dal suo vangelo. Questa idea cerco di spiegarla anche ai ragazzi delle nostre scuole: una folla immensa di settemila bambini! Cerco di far capire loro che la cosa più preziosa che portiamo non è il piatto di riso che sazia la fame di una giornata, bensì Gesù e la sua Parola, che saziano la fame di sempre.

Certo, si può obiettare: non si può annunciare Gesù o parlare di Lui a chi sta morendo di fame! Ed è il motivo per cui si distribuiscono ogni giorno quintali di riso e di medicine. Tuttavia, non è questo il dono più grande che la Chiesa porta in terra di missione: «I poveri li avrete sempre con voi», e la nostra è solo una piccola goccia in un oceano di povertà che supera le nostre forze. Il dono più prezioso ai poveri di ogni luogo e tempo, è Gesù, presenza liberante, sanante, pane di vita: «Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete» (Gv 6,35).

(da In Cammino con San Gerardo, gennaio 2014, pp.40-41)

Missione1

Missione2

Madagascar 2014 - Dispensare riso e altri generi di prima necessità non sazia mai completamente, perché  anche in Madagascar la fame più profonda è quella di amore, di verità, di Gesù. Gesù rimane il Dono più prezioso e immenso da offrire.
Madagascar 2014 – Dispensare riso e altri generi di prima necessità non sazia mai completamente, perché anche in Madagascar la fame più profonda è quella di amore, di verità, di Gesù. Gesù rimane il Dono più prezioso e immenso da offrire.