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Redentoristi del Mondo
2008 – Vita religiosa: Il voto di castità.

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Redentoristi e Vita religiosa
2008 – Il voto di castità
di Félix Catalá, C.Ss.R.

Al cuore del voto di castità c’è l’amore. Il voto lega direttamente al comandamento del Vangelo di amare Dio ed il prossimo come un’unica forza che caratterizza la cristianità: questo dà senso, contenuto e direzione alla vita cristiana. Per noi Redentoristi, sia laici che sacerdoti, la castità è richiesta dal nostro carisma nella Chiesa, dalla carità apostolica che offriamo nella vita. La castità non è assunta o vissuta per amore dell’esaltazione dell’io, perché in tal caso questo sarebbe totalmente arbitrario.

Sin dalle nostre origini, è evidente che la nostra missione richiede uno stile di vita che testimoni la nostra inclinazione individuale nel dare noi stessi al povero più abbandonato. E facciamo questo per il nostro amore verso Dio ed il prossimo, per amore del Suo Regno (nel compiere la volontà di Dio).
I congregati, consacrati allo stesso mistero d’amore, scelgono il celibato per il Regno dei cieli (cf. Mt 19:12) onde dedicarsi, come individui e come membri di una comunità (cf. Gv 17:19) a Dio e alla missione di Cristo. Così, col cuore dilatato dall’amore, intenti solo alle cose di Dio, essi possono amare e servire il prossimo (cf. 1Cor 7:32) attestare lo stesso amore della Chiesa per Cristo (cf. 2Cor 11:2) e preannunziare le realtà future.
Chi riceve questo dono dal Padre, si sente talmente attratto dalla realtà del Regno di Dio che solo nella scelta della castità religiosa può trovare una risposta piena e personale all’amore di Dio (Costituzioni e Statuti 58 – 59).

La castità richiede un crescente processo personale di maturità umana e cristiana. La presa dei voti non è un ex opere operato che ci rende casti una volta e per sempre, ma l’inizio di un processo di crescita e maturità. Tale processo include una crescita ed una maturità nella nostra fedeltà verso la missione o il carisma della Congregazione che richiede lo sviluppo di una veduta contemplativa della vita che generi una esistenza di relazione intima con Gesù, uno stile di vita di una comunità ed una preghiera liturgica personale sempre più profonda.
Non ci si può dimenticare di crescere anche nella convinzione escatologica che porta a testimoniare sui valori del Regno di Dio. L’immaturità e la mancanza di integrazione nella vita ci disorienta e ci porta all’estremità di dannosi pericoli. Usino tutti quei mezzi e sussidi che la scienza mette a loro disposizione per la salute fisica e mentale. Soprattutto non tralascino di seguire le norme ascetiche di cui la Chiesa ha già sperimentato i frutti (Costituzioni e Statuti 60).

La castità richiede anche un crescente processo comunitario di maturità umana e cristiana, poiché il voto è preso da tutti i membri della Congregazione. Ciò che è detto sulla persona si riferisce alla comunità. La Congregazione non è formata da gruppi di celibi, ma da comunità che sono tenute insieme da un carisma e da un impegno di vivere e testimoniare il messaggio di Gesù in modo radicale.
La comunità può ulteriormente crescere nella sua capacità di sostenere e rinforzare i suoi membri. Inoltre, ricordino tutti, specialmente i superiori che la castità viene custodita più facilmente quando tra i membri della comunità vige un vero amore fraterno (Costituzioni e Statuti 60). La castità ci porta ad essere presenti l’uno con l’altro in una amicizia evangelica.

Lo scopo del voto di castità va oltre la genitalità e la sessualità nel largo spettro delle dimensioni di vita affettiva. Come ha scritto S. Alfonso, non è semplicemente una questione di verginità.
Ma per essere santa una vergine, e vera sposa di Gesù Cristo, non basta che sia vergine; bisogna che sia ancora vergine prudente, e abbia sufficiente olio alla lampada, cioè nel suo cuore, per tenerlo sempre acceso d’amore verso il suo Sposo. Le vergini stolte furono anche vergini, ma perché trascurate nel provvedersi d’olio, furono scacciate dallo Sposo divino, allorché volevano entrare alle nozze, dicendo loro in faccia: Non vi conosco. Una vergine, dunque che vuol essere vera sposa del Redentore, non deve avere altra cura e pensiero in questa terra che di amare e di piacere a Gesù Cristo. (La vera sposa di Gesù Cristo Cap. 1).

Quando altre preoccupazioni, come l’ambizione, l’amore per i soldi, la comodità o lo status, avvolgono un religioso, questo corre il rischio di essere infedele a Dio e al povero, e di non essere sincero all’impegno di dare se stesso totalmente all’amore verso Dio ed il prossimo. Forse Alfonso oggi griderebbe anche che il voto di castità richiede di non scandalizzare mai il povero più abbandonato perché, nel fare questo, mostriamo la nostra mancanza del vero amore verso Dio.

Dato che il voto di castità è una questione d’amore, questo è anche profondamente interessato dalla disponibilità per la missione e dalla solidarietà verso gli esclusi e i dimenticati. La gente, chiaramente i poveri più abbandonati, si aspetta da noi uomini di Dio che imparano ad amare come Dio stesso ama, e che siamo misericordiosi come Lui è misericordioso. La castità non ci deve rendere acrimoniosi, tanto meno nell’esperienza comunitaria o personale di solitudine.

La castità non deve imprigionarci nel rifugio della comodità, dell’individualismo, o della pietà per se stessi. Essa è qui per renderci coraggiosi nella nostra convinzione che noi impariamo ad amare pienamente. Essa è qui nelle nostre vite per inviarci a compiere la vera missione di Cristo. La grazia di Dio non ci farà mai cadere..
Leggi tutto il servizio su SCALA Bollettino.

La virtù della purezza o della castità, secondo la Tradizione redentorista, è assegnata al mese di giugno, come preghiera e riflessione. Una virtù sommamente cara ai Redentoristi di ogni generazione.

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Settembre 14, 2013 at 12:00 am da Salvatore
Categoria: Istituto redentorista
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