S. Alfonso. La fede

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152. S. Alfonso.  La fede.

Pagine Alfonsiane sulla Misericordia

152. S. Alfonso.  La fede.

♦ La fede viene definita dall’Apostolo: fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono (Eb 11,1). E’ detta fondamento della nostra speranza perché, senza la fede, non ci sarebbe la speranza. E’ detta poi “prova delle cose che non si vedono”, perché la fede da una parte è chiara, dall’altra è oscura. E’ chiara per i segni che la rendono certa per chi crede; ma è oscura per le verità che insegna, che sono celate ai nostri occhi.

♦ Così conveniva per l’onore divino e per il nostro bene. Conveniva all’onore divino che Dio ci guidasse alla salvezza eterna per mezzo della fede, essendo giusto che l’uomo sottomettesse a Dio, non solo la sua volontà mediante l’obbedienza ai suoi precetti, ma anche l’intelligenza, credendo alle sue parole. Quale onore darebbe mai l’uomo a Dio, se credesse solo alle cose che vede e comprende? Invece lo onora molto, credendo ciò che non vede e non comprende, credendo tutto, per la sola ragione che l’ha detto Dio.

♦ Ciò fa sì che la fede superi ogni altra scienza: Dio è più grande di quanto pensiamo (Gb 36,26 Vg). Si, perché essa è una scienza che viene infusa in noi dalla luce divina, la quale supera tutti i lumi della natura umana e angelica. Per questo, quantunque le realtà della nostra fede nella vita presente siano a noi nascoste, non di meno sono certe più di tutte le cose che vediamo con gli occhi e di tutte le verità che conosciamo con la mente. Queste, infatti, noi le apprendiamo solo per mezzo dei sensi, che spesso ci ingannano, o per mezzo dell’intelletto secondo il quale spesso noi c’inganniamo. Invece le verità della fede ci vengono manifestate da Dio, il quale non può ingannarsi né ingannare.

♦ Conveniva anche al nostro bene che le realtà della fede fossero per noi oscure. Infatti, se fossero evidenti, la fede non sarebbe più fede, ma evidenza, che ci forzerebbe a credere in esse senza nostra scelta. Quindi nel darvi il nostro assenso noi non ne avremmo alcun merito, perché esso consiste nel credere non necessariamente, ma volontariamente, in realtà che non comprendiamo. […] Per questo Gesù disse: beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno (Gv 20,29).

♦ Al contrario i segni della verità della nostra fede sono così chiari, che, come diceva il grande Pico della Mirandola, non solo è imprudenza, ma è stoltezza il non volerla abbracciare: degni di fede sono i tuoi insegnamenti (Sal 92,5). Così, per sapiente disposizione della divina Provvidenza, da una parte le verità di fede ci sono oscure, affinché meritiamo nel credere; dall’altra invece i motivi per credere che la nostra sia l’unica vera fede, sono evidenti, affinché gli increduli non abbiano scuse, se non vogliono credere: Chi non crederà sarà condannato (Mc 16,16). Perciò scrive Ugo di San Vittore: “Giustamente ai credenti viene dato il premio per la loro fede; agli increduli il castigo per la loro mancanza di fede”.

Pertanto noi cattolici dobbiamo, da una parte, ringraziare continuamente Dio per averci dato questo grande dono della vera fede, aggregandoci tra i figli della santa Chiesa cattolica. E dall’altra parte dobbiamo umilmente sottomettere la nostra mente alle verità della fede, come umili e semplici bambini: Come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere verso la salvezza (1Pt 2,2).

(S. Alfonso, Evidenza della Fede, Intento dell’opera).
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Noi cattolici dobbiamo ringraziare continuamente Dio per averci dato il grande dono della vera fede, aggregandoci tra i figli della santa Chiesa cattolica. E dobbiamo umilmente sottomettere la nostra mente alle verità della fede, come umili e semplici bambini.