S.Alfonso. Misericordia anche nel predicare

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20. Misericordia anche nel predicare.

Incontri di S. Alfonso con la Misericordia di Dio
(seguendo le sue biografie)

20. Misericordia anche nel predicare.

Come predicava Alfonso –   Chiari erano gli argomenti, e capibili da tutti, anzi brevi e succinti, senza lungheria di periodo. Anche qualunque villano, rozzo che fosse, o semplice donnicciuola, non perdeva una parola.
Egli medesimo, inculcando ai nostri una sera lo stile semplice, e piano, disse: “Di ogni altro peccato ne debbo dare conto a Dio, ma non del predicare: ho sempre predicato in modo, da poter essere capito da tutti”.
♦ Adattandosi al Popolo, non abbondava nelle autorità dei Padri, e delle Scritture, e quelle che portava, le sminuzzava in modo, che anche le vecchierelle ne capivano il significato. Abbondava bensì nei fatti accaduti, o a peccatori pentiti, o impenitenti, per animare alla penitenza, o per atterrire i meno contriti. !Questi esempi, diceva, fanno impressione nel Popolo, si tengono a memoria, e si raccontano a casa”. Anche per invitare le Anime all’amore di Gesù Cristo, ed alla devozione verso Maria Santissima, portar soleva vari esempi dei  Santi, o di Anime virtuose.
♦ Non voleva Alfonso spavento nel Popolo, ma compunzione. Anche in fine delle prediche di terrore, non lasciava i peccatori disanimati, come se indegni delle divine misericordie. “Siamo in tempo, diceva, che per esser cristiano, non bisogna parlare di rigore. Mettere in disperazione i peccatori, e far valere i diritti della giustizia, contro quelli della divina misericordia, riempiendo i cuori di spavento, e portarli alla disperazione, non è che dei moderni Novatori”.

Riprovava Alfonso, che esecrava questo tal fare. “Se il peccatore, diceva, vede disperato il caso suo, anziché ricorrere a Dio, si sposa col peccato, e si da’ in braccia alla disperazione”.
I motivi, che dava in fine delle prediche di terrore, se erano di abominio al peccato, erano ancora di filiale confidenza verso Dio Redentore: “Iddio vuole tutti salvi, e l’eternità dannata non è riserbata, che ai solo ostinati”.
Non si serviva, come fanno taluni, d’invettive aspre, o di termini disgustosi. L’espressioni, che aveva sempre in bocca, non erano, che “Figli miei”, o “Miei fratelli”, o al più “Poveri peccatori”. Con questo fare, operava prodigi, e si vedevano i più traviati portarsi con fiducia a’ suoi piedi, e molto più di Cristo Crocefisso.

(Tannoia, Della vita ed istituto del venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori – Libro Secondo, Cap. L).
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“Siamo in tempo che per esser cristiano, non bisogna parlare di rigore. Mettere in disperazione i peccatori, e far valere i diritti della giustizia, contro quelli della divina misericordia, riempiendo i cuori di spavento, e portarli alla disperazione, non è che dei moderni Novatori”. (S. Alfonso).