S. Alfonso. Ubbidienza e povertà per dar gusto a Dio

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189. S. Alfonso. Ubbidienza e povertà per dar gusto a Dio.

Incontri di S. Alfonso con la Misericordia di Dio
(seguendo le sue biografie)

189. S. Alfonso. Ubbidienza e povertà per dar gusto a Dio.

♦ Alfonso richiama i suoi Congregati sulla osservanza della ubbidienza e della povertà.

Sulla ubbidienza

  • “Ho sempre raccomandato a tutti e con la voce e con la penna la santa ubbidienza e la sommissione ai Superiori, che in terra fanno le veci di Dio.
  • Da questo dipende il buon ordine, la gloria di Dio, il profitto delle missioni e la pace dello spirito proprio.
  • Ubbidendosi puntualmente, ognuno è sicuro in tutto di fare la volontà di Dio, in cui solo si trova la vera pace. Ciò non ostante il Demonio ha tentato e tenta taluni a fare poco conto dell’ubbidienza. Perciò essi vivono inquieti ed inquietano i compagni ed i superiori sotto mendicati pretesti che loro rappresenta il nemico della salvezza come effetti e ragioni di zelo, di riforma degli abusi, e di amore per la giustizia.
  • Gran cosa! Si parla di riforma e di zelo, ma non si pensa a riformare se stessi, e la loro vita più difettosa degl’altri. Chi vuole restare fra di noi, bisogna che si risolva ubbidire e non inquietare la Casa ove si trova o dove sarà assegnato.
  • Son  risoluto non sopportare più questi tali che con la loro vita male edificante discreditano le opere delle Missioni, e non fanno del bene né per se, né per gli altri.
  • Fratelli e Figli miei in Gesù Cristo, intendetela bene. Dio vuole la vostra ubbidienza, e rispettosa sommissione ai Superiori, più che cento sacrifici, e mille altre strepitose opere di gloria sua.

Sulla povertà

  • “Dio ci vuole poveri e contenti della povertà che professiamo; e dobbiamo ringraziarlo, quando vi è, per sua misericordia, un tozzo di pane in tavola e non ci fa mancare il puro necessario.
  • Chi non si contenta di condurre fra noi poveri una vita povera nel mangiare e nel vestire, può licenziarsi dalla nostra adunanza senza inquietarci, ed andarsene a vivere come gli piace in casa sua, perché io son pronto ad accordargli la licenza, non volendo Iddio nella sua Casa servi malcontenti, che lo servono a forza e con continuo disturbo…
  • Mi hanno fatto ridere alcuni dicendo: ma io nella Congregazione sto di mala salute. Come se chi entra nella Congregazione venisse per acquistare l’immortalità e l’esenzione da ogni infermità. Si ha da morire, e prima di morire si hanno da patire le malattie.
  • Il fine principale di chi entra in Congregazione è di dare gusto a Dio e di fare una buona morte: grazia già ottenuta da tanti nostri buoni Fratelli, che ora già stanno nell’eternità, e di presente, come tengo di certo, tutti stanno ringraziando Dio di averli fatti morire nella Congregazione.
  • Fratelli miei, quando viene l’infermità, abbracciamola dalle mani di Dio, e non diamo udienza al Demonio”.

(Tannoia, Della vita ed istituto del venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori – Libro Terzo, Cap. 48)  Leggi tutto nell’originale.

L’obbedienza porta il buon ordine, la gloria di Dio, il profitto delle missioni e la pace dello spirito proprio. – Dio ci vuole poveri e contenti della povertà che professiamo; e dobbiamo ringraziarlo, quando, per sua misericordia, vi è un tozzo di pane in tavola e non ci fa mancare il puro necessario.