
P. Pucci Giovanni Michele
Nato il 27/09/1936
Professione il 29/09/1955
Ordinazione il 17/03/1963
Morto il 07/12/2025
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P. Giammichele Pucci, redentorista: una vita donata alla missione e alla misericordia
Introduzione
Padre Giammichele Pucci, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore (C.Ss.R.), è stato un testimone autentico del Vangelo nella quotidianità della vita pastorale. Uomo di fede semplice e profonda, ha incarnato il carisma missionario di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, dedicando la sua esistenza all’annuncio della misericordia e alla cura delle anime.
La sua morte, avvenuta il 7 dicembre 2025, ha lasciato un segno profondo nelle comunità in cui ha operato.
Origini e formazione
Giammichele Pucci nacque in Italia in una famiglia radicata nei valori cristiani. Fin da giovane mostrò una particolare sensibilità spirituale e una naturale inclinazione alla vita ecclesiale.
La sua vocazione maturò progressivamente, portandolo a entrare nella Congregazione del Santissimo Redentore, dove intraprese il cammino di formazione religiosa e teologica.
Durante gli anni di studio si distinse per:
- serietà e dedizione
- spirito di preghiera
- attenzione alla dimensione pastorale
Fu ordinato sacerdote dopo aver completato il percorso formativo, assumendo pienamente la missione redentorista: evangelizzare i poveri e annunciare la redenzione abbondante.
La scelta redentorista

L’ingresso nella Congregazione del Santissimo Redentore rappresentò per P. Giammichele Pucci una scelta decisiva, che orientò tutta la sua esistenza. Diventare redentorista significò abbracciare uno stile di vita fondato sulla vita comunitaria, sulla missione itinerante, sulla predicazione popolare e su una costante attenzione alle periferie esistenziali.
Il riferimento spirituale rimase sempre la tradizione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, centrata sulla misericordia di Dio e sulla vicinanza concreta alle persone. In questa prospettiva, P. Pucci visse la sua vocazione come servizio semplice ma totale, orientato all’annuncio del Vangelo nella quotidianità.
Il ministero sacerdotale
Nel corso della sua vita, P. Giammichele Pucci esercitò il ministero in diverse comunità, distinguendosi per una presenza discreta ma incisiva. Il suo stile pastorale non era fatto di protagonismo, ma di fedeltà quotidiana e di attenzione costante alle persone affidate alle sue cure.
La sua azione si sviluppò soprattutto nella dimensione ordinaria della vita ecclesiale, dove seppe costruire relazioni autentiche e durature.
Predicatore e confessore
Particolarmente apprezzato come predicatore, P. Pucci si distingueva per un linguaggio semplice e diretto, capace di raggiungere il cuore delle persone. La sua predicazione non cercava effetti retorici, ma puntava all’essenziale del messaggio evangelico.
Nel sacramento della riconciliazione si rivelò un padre spirituale attento e misericordioso, sempre disponibile all’ascolto. La sua presenza in confessionale fu per molti un punto di riferimento stabile, caratterizzato da accoglienza, comprensione e discernimento.
Guida spirituale
Molti fedeli trovarono in lui una guida spirituale affidabile. La sua capacità di ascoltare senza giudicare, di offrire orientamenti concreti e di sostenere nei momenti difficili lo rese una figura significativa per chi cercava accompagnamento nel cammino di fede.
Il suo stile era sobrio ma efficace, capace di coniugare profondità spirituale e concretezza pastorale.
Vita quotidiana e testimonianza

La testimonianza più autentica di P. Pucci non si manifestò in gesti straordinari, ma nella fedeltà quotidiana. La sua vita fu segnata da una presenza costante nelle comunità, da una profonda dedizione alla preghiera e da una grande semplicità nei rapporti umani.
In questo senso, la sua esistenza rappresenta un esempio concreto di santità vissuta nella normalità, dove ogni gesto quotidiano diventa occasione di servizio e di testimonianza evangelica.
Spiritualità e carisma
La spiritualità di P. Pucci rifletteva pienamente l’eredità alfonsiana: una profonda fiducia nella misericordia divina, un’attenzione concreta ai più poveri e abbandonati e un amore sincero per la Chiesa e i sacramenti.
Era un sacerdote che viveva ciò che annunciava, con coerenza e umiltà, incarnando nella propria vita il messaggio che trasmetteva agli altri.
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni della sua vita, pur segnato dall’età e da eventuali fragilità fisiche, continuò a vivere il suo ministero con fedeltà. Rimase punto di riferimento per confratelli e fedeli, offrendo soprattutto una testimonianza silenziosa, una saggezza maturata nel tempo e una presenza paterna capace di sostenere e orientare.
La sua figura si fece ancora più essenziale, ma non meno significativa.
La morte e il ricordo
Padre Giammichele Pucci morì il 7 dicembre 2025, lasciando un ricordo vivo nelle comunità che lo avevano conosciuto. La notizia della sua scomparsa suscitò cordoglio, ma anche profonda gratitudine per il bene seminato nel corso degli anni.
Molti lo ricordano come un sacerdote buono e disponibile, un uomo di Dio autentico e una guida spirituale discreta ma efficace.
Eredità spirituale
L’eredità di P. Pucci non si misura in opere visibili, ma nelle vite trasformate dal suo ministero. Il suo esempio continua a vivere nelle comunità redentoriste, nei fedeli che ha accompagnato e nella memoria di quanti lo hanno incontrato.
La sua vita dimostra che la santità si costruisce nella fedeltà quotidiana, nella semplicità del servizio e nella coerenza della testimonianza.
Conclusione
Padre Giammichele Pucci rimane una figura significativa del mondo redentorista contemporaneo. La sua esistenza, vissuta nel silenzio e nel servizio, rappresenta una testimonianza concreta di come il Vangelo possa essere incarnato nella vita di ogni giorno, attraverso gesti semplici ma profondamente autentici.
Omelia del P. Provinciale Gennaro Sorrentino
Congregazione del SS.mo Redentore
Provincia di Europa Sud
piazza dei Quiriti, 17- 00192, Roma Italia
tel: 063216659 – e-mail: provinciale@redeuropasud.eu oppure pgevanghelion@gmail.com
Pagani 09-12-2025
Cari Confratelli, familiari e amici
oggi ci ritroviamo davanti al mistero della morte con il cuore attraversato da
sentimenti diversi: il dolore della separazione, la gratitudine per la vita ricevuta attraverso
il ministero di padre Giammichele, e la speranza che nasce dalla fede, quella speranza che
il Signore Gesù ha consegnato ai suoi discepoli in ogni sua parola e in ogni suo gesto.
Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato — “Il Padre vostro celeste non vuole che
si perda neanche uno di questi piccoli” (Mt 18,12-14) — ci offre la chiave per leggere la vita
del nostro confratello. Gesù ci parla del pastore che lascia le novantanove pecore per
cercarne una sola, quella smarrita. È un’immagine che rivela il cuore di Dio: un cuore che
non si rassegna a perdere nessuno, un cuore che va in cerca, che non abbandona, che porta
sulle proprie spalle chi è stanco e ferito.
Questa pagina evangelica sembra scritta proprio per descrivere la vita di padre
Giammichele, che per tanti anni ha incarnato, con semplicità e costanza, lo stile del buon
Pastore.
Una vita interamente donata
Nato a Greci nel 1936, entrò giovanissimo nella nostra Congregazione, appena dodicenne.
Il Signore lo chiamò presto, e lui rispose con generosità, passo dopo passo: il noviziato nel
1954, la professione perpetua nel 1958, l’ordinazione sacerdotale nel 1963 a Colle
Sant’Alfonso. Da quel giorno, la sua vita è stata un “sì” continuo, fedele, discreto, mai
rumoroso.
Ha servito la Congregazione e la Chiesa in molteplici incarichi:
- formatore e direttore delle scuole missionarie;
- superiore a Corato, a Foggia e più volte a Colle Sant’Alfonso e a Ciorani;
- insegnante appassionato nei licei De Bottis e Nobel a Torre del Greco’;
- parroco vicino alla gente, capace di ascolto e compassione;
- cappellano ospedaliero, forse uno dei servizi più vicini al cuore di Cristo, perché
svolto accanto ai malati, ai morenti, alle famiglie provate. - Per anni ha percorso i corridoi dell’ospedale Maresca di Torre del Greco come il pastore del
Vangelo: alla ricerca di chi era solo, di chi aveva bisogno di una parola, di una benedizione,
di un gesto di conforto. Sapeva fare ciò che Gesù chiede ai suoi: chinarsi sulle fragilità,
senza giudicare; accogliere, senza condizioni; restare accanto, senza fretta.
Negli ultimi anni la malattia lo ha condotto qui a Pagani nella nostra infermeria, dove si è
lasciato servire. Anche nella fragilità, anche nel silenzio, continuava a testimoniare che la
vita consacrata è un’appartenenza, una relazione, un affidarsi. Ha celebrato tutti i giorni
l’eucaristia e quado riusciva partecipava alla vita della comunità.
Il Signore lo ha trovato
Il Vangelo ci dice che il pastore, trovata la pecora smarrita, si rallegra.
Oggi, cari fratelli e sorelle, mentre il nostro cuore è segnato dalla tristezza, il cielo celebra
una festa di accoglienza.
Il Signore — quel Pastore buono che padre Giammichele ha annunciato — è venuto a
prenderlo con dolcezza domenica 7 dicembre, al termine della sua malattia. E ora lo porta
con sé, sulle sue spalle, verso la pienezza della vita.
Se c’è una verità che padre Giammichele ci lascia, è questa: nessuno è dimenticato da
Dio. Nemmeno quando ci sentiamo deboli, inutili, smarriti. E lui ha vissuto credendo
profondamente a questa promessa.
Un’eredità discreta e preziosa
Molti di noi ricordano la sua mitezza, il suo amore per lo studio, la sua dedizione
silenziosa. Ma soprattutto ricordiamo la sua fedeltà: una fedeltà quotidiana, concreta, fatta
di impegni portati avanti senza protagonismo, senza cercare applausi, senza lamentarsi.
Padre Giammichele non ha voluto essere al centro, ma ha lasciato che fosse Cristo a
esserlo. Ed è questo che rende bella la sua vita: la misura del suo dono è stata la
misura del suo amore.
Il nostro congedo
Oggi lo affidiamo al nostro Redentore, alla Madre del Perpetuo Soccorso, a sant’Alfonso.
Lo consegniamo alle braccia del Pastore che non perde nessuno. E mentre ringraziamo per
tutto ciò che ha seminato — nel ministero, nella Congregazione, nella scuola, nelle
parrocchie, negli ospedali — gli chiediamo di continuare a pregare per noi.
Possa il Signore dirgli ciò che ogni religioso e ogni sacerdote desidera ascoltare nel giorno
dell’incontro finale:
“Bene, servo buono e fedele; entra nella gioia del tuo Signore.”
Amen.
P. Gennaro Sorrentino
sup. prov.
