Il Cuore Eucaristico nella tradizione redentorista


Radici alfonsiane della gloriosa devozione da recuperare

Fin dalle origini la devozione al Cuore Eucaristico di Gesù si è trovata in sintonia con la spiritualità eucaristica di S. Alfonso de Liguori. Via via poi si è sviluppata su queste premesse, raggiungendo la sua maturità e sistematicità col Breve di Leone XIII, Adnotae nobis del 1903, che affidava il culto e l’apostolato del Cuore Eucaristico ai Figli di S. Alfonso, ai padri redentoristi che per tante ragioni e per tanti titoli hanno ben meritato dalla Religione.
I Redentoristi autentici ne gioirono, accogliendo con entusiasmo il prezioso deposito loro affidato e dedicandosi con zelo apostolico alla diffusione della sublime devozione (Pio XI).

Il padre Masquilier fondò in lingua francese la gloriosa Rivista del Cuore Eucaristico; a Napoli si pubblicava il periodico Il sole nel secolo del Sacramento, rivista dell’arciconfraternita del Cuore Eucaristico; a Roma, Vita e Luce; ultimamente Raggi dal cenacolo, da parte del Centro Associazioni Redentoriste di Pagani.

Fra i sostenitori figuravano gli scrittori: p. D. Castelain, p. A. Krebs, p. Garenaux, p. F. Bouchage, p. F. Nouvais. A questi pionieri presto si unirono illustri padri domenicani: p. A. Lepidi, Maestro del Sacro Palazzo e, dopo di lui: il p. Hugon, p. Garigou Lagrange, prof. di Sacra Teologia all’Angelicum, il card. Luigi Ciappi, teologo della Casa Pontificia.

Questi scrittori, parlando di S. Alfonso, l’hanno presentato come precursore della devozione del Cuore Eucaristico e maestro della sua spiritualità. Scrive infatti il p. Garigou Lagrange: “La visita XXV dimostra come la devozione al Cuore Eucaristico sia pienamente conforme alla dottrina ascetica di S. Alfonso”.

S. Alfonso è stato ed è tuttora indissolubilmente legato all’Associazione del Cuore Eucaristico di Gesù, sia per il merito di aver spianato la via a questa nobilissima devozione, sia per averle dato una precisa spiritualità eucaristica, caratteristica del messaggio del Santo lasciato ai suoi Figli. E ai padri redentoristi i sommi Pontefici con grande fiducia hanno affidato questo tesoro. C’è solo da augurarsi che essi ne riscoprano sempre più l’onore e il valore.

S. Alfonso, uomo di ingegno acuto e di cultura eccezionale, quando cambiò il corso della sua vita, non rinnegò la sua preparazione, ma la indirizzò e impiegò diversamente: se ne servì cioè nella sua nuova veste di sacerdote, di missionario, di vescovo e di scrittore. Una figura poliedrica quindi come quella di Alfonso richiedeva giudizi di persone competenti, ognuna nel proprio campo, per fare risaltare i vari aspetti del Suo genio.
Dall’altra parte S. Alfonso dall’Associazione del Cuore Eucaristico di Gesù è giustamente guardato come Maestro e Guida nella spiritualità eucaristica, ma anche come Modello di apostolato eucaristico.

S. Alfonso non fu solo un profondo conoscitore dei teologi scolastici e post tridentini ma   sotto certi aspetti   un precursore del rinnovamento liturgico. Gli iscritti infatti all’Associazione del Cuore Eucaristico, seguendo gli insegnamenti di S. Alfonso, vengono educati alla frequenza dei sacramenti della Confessione e della Comunione sia attraverso la lettura delle sue opere sia dalla testimonianza del suo zelo missionario. Così, mentre altre associazioni o pie unioni si sono mosse in questo senso solo dopo i noti decreti di San Pio X, gli associati del Cuore Eucaristico già da tempo si accostavano con frequenza alla santa Comunione, e con la formula dell’Offerta Quotidiana ne rivivevano il mistero durante tutta la giornata.

Forse fu questa differenza che spinse i Sommi Pontefici, i numerosissimi vescovi ed arcivescovi ad accogliere con entusiasmo la nuova devozione. Forse per questo il Pontefice dell’Eucaristia, S. Pio X, scriveva: “Nulla ci sta più a cuore e ci torna più dolce che propagare ed accrescere nell’universo intero la pietà dei fedeli verso il Cuore Eucaristico di Gesù“.
Lo stesso Papa, mostrando la sua benevolenza al p. Lepidi, Maestro del Sacro Palazzo, diceva di amare tale devozione “perché essa ha per oggetto ciò che di più santo, di più alto, di più grande è nella Chiesa”. E aggiungeva con sentimento profetico: “Essa prenderà uno sviluppo considerevole e diverrà la più gustata e universale delle devozioni“.
Del resto anche se in S. Alfonso non tutto è secondo il rinnovamento liturgico, è evidente che “la nuova teologia non si contrappone, non rinnega l’antica. La teologia e la pietà eucaristica delle generazioni passate vanno integrate dal rinnovamento liturgico e dall’insegnamento dell’ultimo Concilio; un rinnovamento ed un approfondimento teologico suppongono quella teologia e quella pietà: non nasce oggi la Chiesa”.
Siamo quindi grati al rinnovamento, ma rispettiamo anche i pionieri!

Una impronta tutta alfonsiana la troviamo nella pratica delle Visite al SS. Sacramento e a Maria SS., instaurate col suo aureo libretto. Ci richiamiamo a questa pratica perché ci sembra che non si sia riflettuto abbastanza sul significato del termine visita, usato da S. Alfonso.
Il nostro Santo conosceva molto bene i termini “Adorazione, Preghiera, Contemplazione Eucaristica…” che oggi si vogliono suggerire ma il suo animo nobile e innamorato scelse il termine visita perché più legato al senso squisito dell’amicizia.

Nell’Introduzione alle Visite al SS. Sacramento e a Maria SS., il Santo così scrive: “Che delizia starsene davanti ad un altare con fede e con un po’ di tenera devozione a parlare alla familiare con Gesù Cristo, che sta lì, appunto per ascoltare ed esaudire chi lo prega! Che gioia domandargli perdono dei disgusti dati! Presentargli le proprie necessità, come l’amico fa con l’amico, e chiedergli le sua grazie, il suo amore, il suo paradiso!”. Nell’amicizia infatti non c’è il richiamo del sangue o della parentela, non quello del timore o sudditanza, non quello dell’interesse o del tornaconto, non quello delle finzioni o delle ipocrisie, ma più semplicemente quello della simpatia e dell’affetto disinteressato. Compiere una visita, secondo S. Alfonso, non è solo questione di fede, ma anche di gentilezza e nobiltà d’animo, gesto di amore squisito. Non è soltanto credente l’animo che spesso va al Cuore Eucaristico di Gesù… ma è anche amante; è un animo nobile e delicato, come di amico che va a far visita all’amico.
S. Alfonso infatti richiama spesso le parole di Gesù: “Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamati amici” (Gv. 15,15), parole pronunciate nel contesto dell’istituzione dell’Eucaristia. Erano dunque questi i nobili sentimenti di S. Alfonso quando scriveva l’aureo libretto delle Visite.

S. Alfonso, maestro di spiritualità eucaristica, è uno di quelli che i fedeli, e specialmente gli Associati, devono sempre più conoscere e venerare. Ha comunicato tanta vitalità; può comunicare ancora.
Le molteplici edizioni delle sue opere eucaristiche ne sono prova inconfutabile. Si tratta solo di essere più disponibili e attenti all’insegnamento di questo Dottore della Chiesa che, a duecento anni dalla sua morte, è più vivo che mai ed è guida sicura nell’ora che volge.  (Ermelindo Masone e Alfonso Amarante)

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Riportato in
Ermelindo Masone e Alfonso Amarante
S.Alfonso de Liguori e la sua opera
Testimonianze bibliografiche
Valsele Tipografica 1987, pp.9-11

P. Ermelindo Masone (1909-1990),
ultimo apostolo del Cuore Eucaristico

  • Ormai passati circa 21 anni quando il 18 novembre 1990, all’ospedale Nuovo Pellegrini di Napoli rendeva la sua anima a Dio il P. Ermelindo Masone. Nato il 19 agosto 1909 a Pietrelcina (BN), fu battezzato da padre Pio. A 14 anni entrò nella Congregazione Redentorista. Fu ordinato sacerdote il 1° dicembre 1935 a S. Angelo a Cupolo (BN).
    La sua vita è stata un continuo apostolato e gran parte della sua vita l’ha spesa promovendo infaticabilmente il culto e la devozione al Cuore Eucaristico e alla Madonna del Perpetuo Soccorso. E’ difficile tenere il conto delle associazioni, dei cenacoli o gruppi eucaristici da lui suscitati dovunque, e che seguiva con un minuzioso apostolato di stampa e di corrispondenza.
P. Ermelindo Masone (1909-1990), ultimo apostolo del Cuore Eucaristico.